Giornata Mondiale della Terra

Un mese.

Un mese dall’ultimo articolo. Era il 22 marzo, l’Italia affrontava le prime settimane del lockdown a causa della pandemia di coronavirus che flagella tutt’ora il Paese e l’Europa.

Marta ci parlava della Giornata Mondiale dell’Acqua, e volutamente, abbiamo deciso di fermarci, fermarci come ha fatto l’Italia e come ha fatto successivamente il Mondo. A fronte di un ingestibile intasamento dei network planetari su notizie, post, indagini, bollettini che parlavano del virus e poi ancora del virus e poi di nuovo del virus, abbiamo deciso di non prendere parte anche noi ad un insulso riversamento incontrollato di notizie montate a caso per far su numeri e abbiamo deciso di fare, dunque, un passo indietro.

Abbiamo pensato “torneremo qui solo quando avremo qualcosa di diverso da dire” e qualcosa da dire, oggi, ci sarebbe. Sembra fatto apposta ma un mese dopo siamo qui a parlare di un’altra giornata mondiale, quella che racchiude tutte le altre: la Giornata Mondiale della Terra.


22 Aprile 1970

50 anni fa. La prima Giornata Mondiale della Terra.

Proprio in quegli anni le prime terribili previsioni ambientali future cominciavano a smuovere gli animi di qualche scienziato. Bisognava iniziare ad agire e affrontare i nuovissimi, per l’epoca, temi ambientali.

Nel 1972 Il Club di Roma, una giovane organizzazione internazionale, pubblicava il rapporto “I limiti dello sviluppo”, commissionato al Massachusetts Institute of Technology (MIT). In questo studio, grazie a un modello realizzato a computer, era presente una simulazione della domanda futura di carbone, ferro, gas naturale e alluminio. I grafici parlavano da soli. Le principali tesi del rapporto possono essere così riassunte:
– i limiti dello sviluppo sul pianeta Terra saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni (da allora);
– si assisterà a una crescita esponenziale fino a raggiungere un crollo rovinoso una volta prosciugate le risorse del pianeta;
– esiste la possibilità di modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro.

Negli anni ’70 si era nel pieno della produttività post-bellica: il mondo proliferava di lavoro e il pianeta si stava prosciugando a una velocità disarmante. In pochi si preoccupavano delle conseguenze.
Il biochimico premio Nobel per la medicina George Wald ( 1967) spiegava a una platea dell’università di Rhode Island che se non si fossero prese misure drastiche la civiltà sarebbe sparita nel giro di 15 anni (egli parlava di inquinamento e sovrappopolamento come problemi “overwhelmingly threatening” ,lett. “schiacciantemente minacciosi”).

I porti di tutto il mondo erano sommersi di rifiuti, la maggior parte dei fiumi erano gravemente inquinati, benzina e lavorazioni del petrolio rilasciavano nell’aria vapori tossici in quantità così massicce che i bambini dell’epoca avevano valori di piombo* nel sangue 4 volte maggiori a quelle che oggi sarebbero considerate gravi!

50 anni dopo

Se oggi siamo qui a parlarne è chiaro che.. nessuna civiltà è scomparsa. Sono stati fatti progressi scientifici e tecnologici in molti ambiti e questi hanno permesso al nostro pianeta di sopravvivere.

Cosa è successo dopo gli anni 70?

Il progresso tecnologico, le riforme politiche ed economiche degli ultimi anni, i provvedimenti internazionali sempre più indirizzati alla difesa e alla salvaguardia degli ecosistemi terrestri e dell’ambiente, i cambiamenti culturali e la presa di coscienza, in generale, dei vari Paesi e, in particolare, dei singoli cittadini… Grazie a tutto questo il mondo ha preso una strada diversa, ha potuto reagire e 50 anni dopo possiamo affermare che il benessere dell’umanità sia mediamente migliorato.

Con l’intensificarsi delle iniziative umanitarie in alcuni Paesi e il progressivo miglioramento dello stile di vita in altri, nel mondo si soffre molto meno la fame rispetto agli anni passati; la vita si è allungata in media di 13 anni rispetto al 1970; i salari sono aumentati; e per alcuni parametri ambientali, sono scesi i livelli di inquinamento. Ovviamente tutto non è stato equo ed uniforme, questo paragrafo parla della totalità dei 50 anni trascorsi, se prendiamo esempi come la Cina si può presto constatare come oggi sia molto più inquinata rispetto al 1970.

I progressi sono sempre accompagnati da sconfitte, qualcosa in questi 50 anni è comunque andato storto, ci sono stati molti problemi ambientali come abbiamo già citato negli articoli precedenti: Chernobyl (1986) a farne da padrone, dove oltre l’enorme e dolorosa perdita di vite umane ricordiamo le enormi ripercussioni ambientali in Europa per anni; la perdita di biodiversità in molti ecosistemi terrestri (pensiamo ad esempio agli ecosistemi marini); i disastrosi incendi in Australia e in Amazzonia, che ormai il mondo si è dimenticato a favore del Coronavirus. Eccetera.

Ne possiamo citare e ricordare tantissime dalle estinzioni di massa alla perdita di enormi parchi naturali, ma vorrei provare a esprimere un po’ di positività, la stessa positività che ci ha insegnato che l’essere umano è pessimo a prevedere il futuro.


22 Aprile 2070

La prima cosa che un essere umano fa quando pensa a come sarà il futuro è ricostruire il passato. E’ vero, pensateci, se doveste immaginarvi nel 2070 il vostro cervello andrebbe inconsciamente a recuperare informazioni di come è stato costruito il vostro passato, per poter creare la fantasia sul vostro futuro.

Allora sfruttiamo questo potenziale, la classica frase mai banale “ripercorri il tuo passato per costruire il tuo futuro”, non so nemmeno se fosse proprio così, ma non mi interessa, suona bene. Fate finta di averlo cercato su google, e attribuite la citazione a qualunque persona vi affascini e ora ragionate, perché il cambiamento può arrivare prima di quanto possiate credere, ad esempio:

Nel passato l’Automobile sostituì il cavallo nel giro di 15 anni.

Abbiamo vissuto senza plastica per millenni, poi sono bastati alcuni decenni per vederla ovunque.

La legge di Moore degli anni ’80 che prevedeva la crescita esponenziale dei microprocessori per le tecnologie è stata distrutta: siamo stati più veloci.

Siamo sempre stati inventori ingegnosi, a riusciamo ad adottare velocemente nuove tecnologie

Energia eolica e solare è abbastanza matura da poter essere impiegata massicciamente, dove possibile.

Dobbiamo vivere, la sfida collettiva è imponente, ma tutto è il risultato per vivere, occorre mangiare, stare al caldo di inverno e al fresco d’estate, per poter lavorare e dormire. Non si può fare tutto senza essere agente inquinante: bisogna cambiare mentalità e attuare il cambiamento.

Chi inizia per primo?

Earth | The new wallpaper from OS X 10.5 (Leopard) titled "E… | Flickr

Vorrei ricordare a tutte le persone che leggeranno che è importantissimo rimanere a casa e cercare di ridurre al minimo i contatti con altre persone, uscite solo se molto necessario.
Auguro a tutti Buona Fortuna.

Concludo ringraziando *National Geographic Italia che mi ha ispirato nella stesura dell’articolo con il meraviglioso numero di Aprile 2020 che consiglio a tutti di leggere!

Autore: Matteo Sironi (Gerry)
Revisione testi: Marta Rainoldi

Matteo Sironi

Gerry. Fotografo, Videomaker e Grafico in Pubblicità e Comunicazione. Appassionato di Auto, Gaming, informatica e Scienza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.