Gli allevamenti intensivi sono un problema ambientale? E quelli estensivi?

Food security, consumo di suolo, emissioni di gas serra: facciamo il punto

Dimenticandosi per un attimo della questione etica, che comunque merita la stessa attenzione di altre motivazioni che evidenzierò in questo articolo, gli allevamenti rappresentano, per certi aspetti, un grosso problema. Mi limiterò infatti ad analizzare scientificamente e dal punto di vista agronomico le principali problematiche ambientali connesse agli allevamenti. Se da una parte è possibile comprendere chi per amore verso gli animali sceglie di non consumare nessun prodotto di questa origine nella propria alimentazione, dall’altra le motivazioni che possono spingere o meno al consumo di carni e derivati sono spesso confusionarie.
Facciamo allora chiarezza su alcuni punti di carattere ambientale.

Food security

Si stima che la popolazione mondiale sfiorerà i 9,7 miliardi nel 2050 (ONU,2015). È bene, a questo proposito, distinguere quella che rappresenta la food security, ovvero la sicurezza economico-sociale di disporre di cibo sufficiente per la popolazione, e la food safety, l’esigenza igienico-sanitaria di avere a disposizione cibo sano e acqua potabile. Difficile garantirle entrambe, soprattutto considerando che molti paesi si trovano ancora in condizioni di estrema povertà (paesi sottosviluppati). In alcune zone dell’America latina, dell’Asia centro-meridionale e del Nord e Ovest dell’Africa sono stati registrati miglioramenti riguardanti la popolazione sotto-nutrita, la quale è diminuita da 1010 milioni a 795 milioni dal 1990 al 2015 (FAO,2015). Questo miglioramento, congiuntamente con l’aumento del reddito pro capite e dell’urbanizzazione, porterà a un incremento dal 70 al 100% dei consumi di prodotti di origine animale e dal 20 al 30% dei consumi dei cereali (FAO,2011). La carne proverrà per la maggior parte da avicoli, seguiti da suini e successivamente bovini, ovini e caprini. L’aumento della domanda di cibo animale dovrà fare i conti con l’inesorabile diminuzione delle risorse ambientali terrestri, le cui principali sono: suolo, elementi nutritivi e acqua.

I ruminanti: bovini, ovini, caprini

Sulla Terra poco più del 10% della superficie è utilizzata per l’agricoltura, circa il 25% per il pascolo e circa il 63% è coperto da foreste, deserti, aree urbanizzate etc. Gli allevamenti di ruminanti rappresentano la fonte principale di lavoro, alimenti, pelli, fibre e combustibile per molti Paesi in via di sviluppo. Inoltre, nella dieta dei ruminanti sono presenti alimenti fibrosi non in diretta competizione con la dieta umana: i foraggi. Per di più, possono utilizzare anche diversi residui del settore agro-alimentare. Differentemente, suini e avicoli rappresentano dei competitori diretti di cibo per l’uomo, a causa della loro differente dieta.

Benessere animale e condizioni igienico-sanitarie: è importantissimo garantire negli allevamenti standard elevati

L’Unione europea possiede tra i più elevati standard di benessere animale al mondo. L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) si serve della collaborazione di un gruppo di esperti scientifici per far fronte alle problematiche relative alla salute e al benessere degli animali. Il concetto di benessere degli animali viene espresso nell’articolo 13 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), che riconosce agli animali la condizione di esseri senzienti.

L’’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE,2008) fornisce la seguente definizione di benessere animale:

“Un animale presenta uno stato di benessere soddisfacente se è sano, comodo, ben nutrito, sicuro, in grado di tenere il comportamento innato [naturale] e se non patisce disagi riconducibili ad esempio a dolore, paura, sofferenza”. [traduzione a cura della Corte]

In un documento ufficiale ( Il benessere degli animali nell’UE: colmare il divario tra obiettivi ambiziosi e attuazione pratica, 2018 ) sono presenti le principali informazioni relative al tema del benessere animale in Europa. Tra queste assumono importanza i requisiti generali per la stabulazione, il trasporto e la macellazione degli animali da allevamento e i requisiti specifici per alcune specie.
Guarda il link del documento:
https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR18_31/SR_ANIMAL_WELFARE_IT.pdf)

L’attenzione per il benessere animale, l’igiene, la corretta progettazione degli impianti e delle stalle, lo studio di diete bilanciate, le scelte di razze animali e delle rispettive alimentazioni in relazione all’ambiente in cui vengono allevate etc. sono soluzioni concrete che possono essere applicate nel campo zootecnico.

Devono inoltre essere adottate misure in relazione alla domanda di cibo in aumento, alla riduzione delle risorse e al dovere, in quanto esseri umani abitanti e coinquilini di tanti altri esseri viventi di questo pianeta , di garantire il minor impatto ambientale possibile.

Impatto ambientale: gas serra e acqua

Per valutare l’impatto ecologico degli allevamenti animali si è soliti considerare il cosiddetto ciclo di vita di un prodotto (Life Cycle Assessment, LCA) , il quale stima le emissioni dei principali gas serra (Greenhouse gases, Ghg).
Secondo uno studio della FAO (Livestock’s Long Shadow,2006) l’allevamento contribuisce per il 18% alle emissioni di gas effetto serra di cui i principali, in ordine di importanza, sono: protossido di azoto(N2O), metano (CH4) e anidride carbonica (CO2).
Secondo i dati Ispra (2016) il contributo dell’agricoltura all’emissione di gas serra risulta essere:

Schematizzazione dell’effetto serra (fonte: MIT)

38% N2O: dagli effluenti zootecnici applicati al suolo o dal loro stoccaggio e, indipendentemente dagli allevamenti, dai fertilizzanti azotati di sintesi.
61% CH4: dalle fermentazioni enteriche degli animali, dalle deiezioni, e, indipendentemente dagli allevamenti, DALLA PRODUZIONE DI RISO.
1% CO2: non significativo.

Infine, anche la quantità di acqua utilizzata/inquinata per/a causa dell’agricoltura può essere calcolata attraverso il Water footprint (Wfp). I dati possono sembrare preoccupanti se non adeguatamente considerati e interpretati. Ma di questo ne parleremo un’altra volta

Allevamenti intensivi o estensivi?

Ovvero, inquina di più in termini di azoto escreto(con conseguenze ambientali specifiche) una vacca in stalla o al pascolo? Semplificando molto, la risposta è semplice: gli animali più produttivi impattano meno per unità di prodotto conferito. Una vacca al pascolo produce meno e inquina di più, una vacca in allevamento nutrita accuratamente con una dieta equilibrata produce molto meno azoto nelle deiezioni e quindi inquina di meno.

Per concludere…

Anche se non ho parlato in questo articolo delle proprietà nutraceutiche dei cibi di origine animale o, dall’altro lato, di alcuni possibili effetti negativi sulla salute umana a fronte di un loro abuso o cattiva preparazione, ritengo giusto interrogarci ogni giorno su quello che mangiamo, sulla qualità, la provenienza, il contenuto di proteine, carboidrati, antiossidanti o tossine, sull’impatto ambientale che stiamo generando comprando un avocado, il gorgonzola o il sushi. E’ giusto che aumentiamo la nostra consapevolezza che quello che mangiamo non sia solo un bisogno primario da soddisfare in qualsiasi modo,trascurando l’impatto ambientale o i rischi che corriamo per la nostra salute.

Questo lo possiamo fare perché abbiamo la possibilità di scegliere, perché siamo, tutto sommato, ricchi e liberi. E’ vero, noi “occidentali” possiamo anche permetterci di mangiare riso, mango e insalata, tutti i giorni; questo in relazione al livello di benessere che abbiamo raggiunto, alle condizioni climatiche e ambientali in cui ci troviamo, alla disponibilità di risorse naturali, di mezzi e strumenti che secoli di sviluppo tecnologico-sociale e guerre ci hanno fatto raggiungere.

Tuttavia, non in tutti i paesi del mondo è così.

Marta Rainoldi

Marta Rainoldi

Laureata in Scienze Agroambientali e appassionata di natura, agricoltura e sfide ambientali.

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