Mar Mediterraneo: il più malato dei Mari

Estate. Quasi scontato che scrivessi qualcosa sull’estate… quella estate che tutti si ricorderanno come “l’estate della mascherina”. C’era d’aspettarselo che scrivessi un articolo del genere, lo avevo messo in conto di dovermi preparare a parlare di estate e di mare dopo che, finiti i durissimi e tragici periodi di lockdown e post-lockdown, gli italiani hanno preso d’assalto tutte le spiagge della penisola.

Quello che ancora non avevo messo in conto era cosa raccontarvi… Covid, Sole, Caldo, Mascherina, Amuchina, ne abbiamo le pa..nce piene. Quante voci abbiamo dato a questo virus? Tanto pericolose quanto sacrosante, non fraintendetemi. La mia idea era quella di far parlare chi quest’anno di voce non ne ha avuta, chi quest’anno è stato lì ad aspettarci a braccia aperte e senza mascherina, chi ogni anno ci aspetta e ogni anno ci regala sempre la sua parte migliore. Grazie a qualche lettura da ombrellone ho deciso che due paroline sul Mar Mediterraneo ve le dovevo dire, e gliele dovevo.

Census of Marine life

Sono 360 gli Scienziati di tutto il mondo che hanno partecipato al più imponente progetto di ricerca sulla biologia marina della Terra durato un decennio. I risultati delle valutazioni scientifiche sono stati tradotti in usa scala di punteggio, dove i numeri si riferiscono agli impatti delle attività umane sull’equilibrio degli ecosistemi. Il nostro mare si aggiudica ben 27 punti (la soglia di impatto minimo si assesta su 7 punti, mentre la soglia di accettabilità è di 20 punti), superando il Golfo del Messico (25 punti) e il Mar della Cina (23 punti), tristemente più celebri per la loro pessima salute.
I punti assegnati a ciascun mare riguardano 7 parametri di impatto antropico: pesca eccessiva, perdita di habitat, inquinamento, presenza di specie aliene, temperatura, ipossia e acidificazione. Ma nel dettaglio cosa ha reso il nostro mare così malato?

Alcuni fattori chiave rendono il nostro mare più vulnerabile rispetto ad altri. Innanzitutto il Mar Mediterraneo rappresenta solamente lo 0,32% di tutti i mari del pianeta, tuttavia, nonostante la superficie contenuta, i dati sulla biodiversità presente in esso sono straordinari. Il Mar Mediterraneo, infatti, contiene il 7,5% di tutte le specie marine mondiali. Essendo un mare poco profondo, si scalda più velocemente di altri e, inoltre, il ricambio di acqua è estremamente limitato dallo stretto di Gibilterra (si calcola che un ricambio completo delle sue acque si aggiri intorno agli 80 anni).
Per questo, possiamo effettivamente chiamarlo un vero e proprio “Oceano in Miniatura”.

Mar Mediterraneo | WWF Italy

La pesca

Tra i fattori più devastanti della perdita di biodiversità c’è la pesca industriale. Il Mare mediterraneo ospita tra le spiecie marine più richieste dal mercato. La pesca a strascico (per pescare pesci sul fondale marino come sogliole, triglie, naselli o merluzzi) e la pesca in mare aperto (tonno, sardine, cernie, spada) hanno decimato le popolazioni del mare. Una strage che ha avuto conseguenze drammatiche sul funzionamento e gli equilibri degli ecosistemi, se si che calcola oggi, per via della pesca, il 7% delle specie marine del mondo sono estinte.

Habitat

La distruzione degli habitat marini è da attribuire esclusivamente all’uomo, a partire dalla pesca illegale come quella a strascico, che distrugge i fondali marini, e di conseguenza l’habitat ideale per i pesci. Inoltre, la costruzione di barriere, porti e condutture sottomarine riducono considerevolmente l’habitat marino. Analizzando un po’ di dati, rispetto a 60 anni fa, si è riscontrato il 25% in meno di foreste di Posidonia (alga marina) e l’ 80% in meno di foreste di macroalge, le quali rappresentano un habitat per la maggior parte delle specie del Mediterraneo.

Inquinamento

In questa sezione verrebbe subito da dire: Traffico navale e plastica. Ed è così, perché il 15% del commercio mondiale passa da qui, il 30% delle petroliere del mondo passano da questi mari e il 7% della plastica mondiale la troviamo nel Mediterraneo… tuttavia, questo non rappresenta il dato più pericoloso. Lo sono invece le acque reflue; basti pensare che il 12% delle acque italiane non sono collegate a un depuratore e vengono immesse nel mare direttamente dalle fognature. A questo proposito l’UE ha iniziato a dare multe salatissime ai paesi che non rispettano le normative di depurazione. Anche se sembra poco influente è in realtà il dato più importante e pericoloso, perché le acque non trattate sono dimora di batteri e virus estremamente pericolosi per l’ecosistema e per l’uomo. Direi che è allarmante conoscere questo dato proprio in questo periodo di emergenza Coronavirus.

Specie Aliene

Si tratta della presenza di specie non originarie di questo mare. Importanti studi e meticolose ricerche stimano che circa 7000 specie marine si siano insediate nel mare Mediterraneo trasportate o immesse da navi, da acque di zavorra (ovvero l’acqua di zavorra che le navi utilizzano per stabilizzare lo scafo e che scaricano nel porto d’arrivo) e soprattutto dall’apertura del canale di Suez, che ha permesso l’importazione di specie tropicali in questo mare. Inutile sottolineare come questo comprometta sensibilmente l’equilibrio del mare stesso.

Clima

Alla fine si arriva sempre al solito discorso: i cambiamenti climatici. Semplificando: l’eccessiva produzione di CO2 da parte dell’uomo viene in parte assorbita dai mari (e questo è potenzialmente un bene). Tuttavia, l’eccessivo assorbimento rende il mare sempre più acido (si innesta una reazione chimica che porta alla formazione di acido carbonico), limitando così lo scambio di ossigeno e creando ambienti e condizioni sfavorevoli alla sopravvivenza delle specie animali e vegetali presenti. Basta poco per alterare gli equilibri. Incredibile vero? Ma tutto è collegato.


Ok. Ora cosa facciamo?

Non rispondo io, ma cito il Professor Roberto Danovaro, docente di biologia ed ecologia marina all’università delle Marche: “Il primo passo è la cessazione degli impatti , ovvero una forte diminuzione e regolamentazione della pesca, ponendo fine al degrado degli habitat. E molto dipende anche da quanto facciamo sulla terraferma: ridurre le emissioni di gas serra puntando su fonti energetiche verdi; diminuire il consumo di plastica; aumentare e rendere più efficienti i depuratori. La salute della Terra è legata a filo doppio con quella del mari.”

Focus n°335 pubblicato il 14 agosto 2020 – www.focus.it

Ecco perchè, secondo gli scenziati che hanno partecipato al Census of Marin Life, un rimedio efficace potrebbe essere tutelare almeno il 30% degli oceani trasformandoli in oasi protette. Oggi solo il 2,5% dei mari del pianeta e il 4,6% di tutto il mediterraneo vengono classificati protetti.
C’è ancora molta strada ma è evidente che così non è sufficiente.

Gerry

Matteo Sironi

Gerry. Fotografo, Videomaker e Grafico in Pubblicità e Comunicazione. Chitarrista e Disegnatore per passione. Appassionato di gaming, elettronica di consumo, informatica e scienza

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