Plastica: l’abbiamo creata. Ne dipendiamo.

150 anni fa abbiamo creato un materiale leggero, resistente e poco costoso.

La plastica!


…fu inventata alla fine dell’800, e la sua produzione decollò esponenzialmente intorno agli anni 50′ del novecento, e ad oggi il dato preoccupante dopo oltre 50 anni di produzione, è che di 8,3 miliardi di tonnellate di plastica monouso al mondo, 6,3 miliardi sono rifiuti, e 5,7 miliardi di tonnellate non vengono riciclate.

Il problema principale, come ormai noto, è la enorme quantità di plastica che finisce nei mari. Non si sa per certo qual’è la quantità, di quei 5,7 miliardi di tonnellate, che finisce nelle acque del pianeta, ma secondo ricercatori della University of Georgia il numero si aggirerebbe dai 4,8 Miliardi ai 12,7 miliardi di tonnellate all’anno, e fatto ancor più sconcertante è che nessuno sa in quanto tempo la plastica si decomponga nelle molecole che la costituiscono, le stime si aggirano dai 450 anni a MAI.

Risultati immagini per plastica national geographic

E’ una vera e propria emergenza quella che viviamo nei nostri giorni, eppure ne dovremmo essere consapevoli più o meno tutti che questi rifiuti inquinano il pianeta e uccidono intere specie di animali (700 specie ne subiscono gli effetti). Animali marini di ogni dimensione ingeriscono microsfere di plastica di diametro inferiore ai 5 millimetri, dalle balene agli zooplancton, eppure nel corso di un summit mondiale delle Nazioni Unite per l’Ambiente tenutosi a Nairobi, Ted Siegler, esperto di economia ci dice come la soluzione sia già nelle nostre mani: “Sappiamo come raccogliere i rifiuti. Tutti possono farlo. Sappiamo come smaltirli e come riciclarli. Ma è necessario creare istituzioni e strutture necessarie.

 

Lo sapevate?

il termine Microplastiche. fu un termine inventato quando, scienziati e ricercatori di tutto il mondo, cercarono di svelare un vero e proprio mistero, ovvero che, la quantità di plastica nei mari non aumentava allo stesso ritmo di quella prodotta, seppur la produzione si quadruplicò in soli 40 anni. le prime indicazioni utili a questo mistero vennero alla luce nel 2004, quando fu scoperto che la plastica nei mari viene disgregata in minuscoli frammenti e particelle, difficili da vedere. Microplastiche.
Nei mari studiati dagli scienziati le microplastiche sono state trovate ovunque, dai fondali oceanici ai ghiacciai che si sciolgono fino ad alcune spiagge delle Hawaii, dove il 15% della sabbia è in realtà composta da granuli di microplastiche, trasportate dalla corrente del pacifico, la più inquinata delle 5 correnti oceaniche, esse trasportano rifiuti e li concentrano in grandi chiazze.

Le correnti che vorticano in senso orario nel Pacifico Settentrionale formano veri e propri arcipelaghi di rifiuti di milioni di chilometri quadrati in cui la maggiorparte della plastica è ridotta in granuli

Risultati immagini per isola di plastica

Come siamo arrivati a questo punto?

Beh bisognerebbe partire lontano, molto lontano, ma ai tempi di questa innovazione non si notava nessun lato oscuro, fin dalla seconda guerra mondiale l’invenzione della plastica ha favorito ogni cosa, dal Nylon dei paracaduti ai pezzi degli aerei da guerra. Ha reso possibili i viaggi nello spazio e rivoluzionato la medicina, ha reso più leggeri aerei, automobili, moto, biciclette, e addirittura in cucina la pellicola avvolgente allunga la vita degli alimenti. Questa rivoluzione accelerò all’inizio del 900 e a distanza di più di 100 anni quasi il 40% delle plastiche prodotte ogni anno sono monouso.

L’aumento della produzione ha di granlunga superato quello che era la gestione dei rifiuti del mondo, e il mare ne ha fatto le spese.

“Anche se l’America del Nord e l’Europa arrivassero a riciclare il 100% della plastica non si inciderebbe sul problema della plastica che finisce in mare” afferam Ramani Narayan, docente di ingegneria chimica alla Michigan State University “Se vogliamo davvero cambiare la situazione, dobbiamo preoccuparci di quei paesi e intervenire sulla cattiva gestione dei rifiuti”.

Risultati immagini per plastica national geographic

La Nostra Salute

In un laboratorio di Palisades, nello stato di New York, Debra Lee Magadini inserisce un vetrino sotto la lente del suo microscopio per analizzare il tratto digestivo di un gamberetto comprato al mercato e destinato alle nostre tavole. Nell’intestino del gamberetto sette filamenti di plastica trattati con il colorante brillano nella luce fluorescente dell’apparecchio. Milioni di specie animali scambiano le nostre comuni plastiche come cibo commestibile, su studi fatti risulta che pesci e crostacei che finiscono sulle nostre tavole soffrono di ingestione di plastiche e microplastiche.

Per quel che ne sappiamo fin’ora, non esistono prove che le microplastiche intaccano le carni degli animali che ingeriamo, ma risultano comunque nocive per infinite speci animali, le plastiche ingerite ostruiscono il tratto digestivo, incidendo sui tassi di crescita e di capacità riproduttiva degli animali in questione.

 

Questione di chimica

Oltre agli effetti puramente meccanici vanno considerati anche quelli chimici, le sostanze inquinanti che galleggiano nei nostri mari tendono a far aderire a se stessi metalli pesanti che producono tossine estremamente pericolose, alcuni studi effettuati all’University of Toronto mostrano come piccoli pesci da laboratorio, i Medaka (Pesce del Riso) dopo una dieta a base di queste plastiche contaminate, avessero fegati enormemente danneggiati, rispetto a stessi pesci che scambiavano plastica per cibo.

oceani,inquinamento,plastica

Rimane comunque difficile capire quali microplastiche entrino nell’organismo di noi uomini quando ci nutriamo di pesce, studiare l’impatto delle microplastiche marine sulla salute umana risulta complicato, più che altro risulta abbastanza difficile chiedere alla gente di mangiare plastica… 😆
insomma in un discorso egoistico e poco ambientalista, la buona notizia delle microplastiche studiate fino ad ora (FINO AD ORA) è che sembrino rimanere nocive per gli stomaci e i tratti digestivi dei pesci, senza trasferirsi nei tessuti e nelle carni.

 

Come fermeremo tutto questo?

Da gennaio ognuno di noi avrà iniziato a conoscere i sacchetti biodegradabili per pesare frutta e verdura adottati nei supermercati, il materiale è un biodegradabile e compostabile, una vera svolta, ma pensare che basti solo questo a risolvere il problema dell’inquinamento della plastica è completamente sbagliato.

In un mondo ormai sommerso da rifiuti di plastica pressoché eterni, la plastica biodegradabile può essere una validissima soluzione, ma per renderla un adozione efficace bisognerebbe comunque riciclare di più e usarne molta di meno. per non parlare del fatto che la plastica biodegradabile non sparisce nel nulla una volta buttata su un terreno o in una compostiera, perché per potersi decomporre ha bisogno dei 55° di una compostiera industriale, e quindi è del tutto irrealistico pensare che la plastica biodegradabile risolva il problema principale: L’usa e getta.

La Norvegia arriva a riciclare il 97% delle bottiglie di plastica. Come ci riesce? Con i raccoglitori automatici presenti nei supermercati in cui si lasciano i vuoti e si ottiene il rimborso.

 

Ognuno di noi può DEVE fare qualcosa!

In Italia il settore del riciclaggio e della produzione “green” fattura oltre 100 miliari di euro, meglio di noi fa solo la Germania, ma se consideriamo la popolazione siamo largamente primo paese europeo. Il nostro bel paese è uno tra i più attivi in europa, grazie a una crescita che ha avuto la forza di spingersi da nord a sud integrando le migliori scoperte della chimica con quelle della produzione aziendale.

Quindi l’impegno come tale deve essere adottato da tutti, con una consapevolezza unanime, bisogna muoversi nel piccolo, partire da se stessi, per risolvere problemi ben più grandi, e ricordarsi che La Terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli.

Risultati immagini per plastica national geographic

Cosa fare? è semplice.. Eccovi sei cose che ognuno di noi può fare senza troppo sforzo:

  1. Basta sacchetti di plastica. Portiamoci sacchetti riutilizzabili da casa quando facciamo la spesa. Un Danese utilizza di media quattro sacchetti all’anno. un Americano un sacchetto al giorno. questo perchè la Danimarca dal 1993 ha una tassa sui sacchetti di plastica.

  2. Evitiamo le bottiglie. questo punto è complicato lo so, ma sarebbe utile comprare bottiglie riutilizzabili, alcune addirittura utilizzano filtri per on preoccuparsi sulla qalità dell’acqua. nel mondo vengono vendute 1 milione di bottiglie di plastica al minuto.

  3. Basta cannucce. Beh tranne che per esigenze mediche ovviamente, ma forse anche in quel caso si possono utilizzare quelle di carta.

  4. No agli imballaggi. Meglio comprare saponette non sapone liquido, chi può preferisca prodotti sfusi, e visto che ci siamo, ogni tanto rinunciamo alla comodita e evitiamo bicchieri, piatti e tovaglie di plastica.

  5. Riciclare più che si può. Anche nei paesi ricchi i tassi di riciclaggio sono bassissimi, nel mondo si ricicla solo il 18% della plastica usata. e non dite che è solo colpe delle istituzioni.

  6. Non abbandonare rifiuti. questa mi pare pure stupida scriverla, ma sappiate che il 73% dei rifiuti abbandonati sulla spiagge è plastica. ne 2016 l’associazione Ocean Conservacy che organizza la giornata di pulizia delle spiagge da quasi 30 anni, ha raccolto 8350 tonnellate di platica in 112 paesi in cui si è aderito cioè un millesimo della quantità che ogni anno finisce in mare.

Un sacchetto di plastica ha una vita lavorativa media di 15 minuti.

Grazie a “National Geographic (mensile del 1 Giugno 2018 – VOL.41 N.6)” per l’ispirazione all’articolo scritto, e per i dati citati nell’articolo. ogni diritto rimane riservato.

Ciao
Il Gerry

Matteo Sironi

Gerry. Fotografo, Videomaker e Grafico in Pubblicità e Comunicazione. Chitarrista e Disegnatore per passione. Appassionato di gaming, elettronica di consumo, informatica e scienza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.