Si fa presto a dir “Firenze”

Perchè Firenze? lo dicono tutti e lo dicono sempre. Ma perchè Firenze?
Perchè Firenze è un sogno, è fascino e bellezza, è cultura, è un segno indelebile che l’Italia si porta nel petto della sua geografia.

Esistono biblioteche immense riguardo la storia di Firenze che parlano di fatti splendidi e terribili, parlano di monumenti, opere d’arte, parlano di protagonisti di questi duemila anni vissuti fra l’Arno e le colline. Parlano di Firenze, simbolo e pegno della nuova patria italiana che allora fu nascente e che, per ben cinque anni, l’avrebbe avuta capitale. Eppure non son tutte rose, la citta ha vissuto tempi oscuri, notti cupe, Guelfi e Ghibellini, la rabbia cieca dei ciompi, la peste e la fame, le guerre civili e i bombardamenti, la paura e la furia delle acque avvelenate e impazzite di quel fiume torrenziale, in quella notte del novembre 1966.

Ma le crisi sono delle volte sono come bellezze nascoste, diventano cartoline, diventano storia e finisce che a Firenze si viene per il suo grande passato, è quel passato che la sostiene, è quel passato che le da fondamenta che le fornisce un vanto, e che obbliga la città ad essere ogni volta degna di sé stessa.

Piazzale Michelangelo – ph. Matteo Sironi – Firenze

Non sei più quella di una volta

“Non è più quella d’una volta…” sono le parole dei vecchi fiorentini, lo dicono scrollando il capo, eppure lo diceva già Dante, rimpiangendo la piccola Fiorenza “dentro la cerchia antica“, ma infondo Firenze, quella di una volta, non lo è mai stata, “quella volta” non è mai esistita e non esisterà mai: è un mito, un illusione, è una nostalgia. Eppure a vederla da ponte vecchio, a godersela da Fiesole o da piazzale Michelangelo, Firenze fa venire ancora le lacrime agli occhi, ed è in questi momenti che lei si riempie di forza e respinge tutte le critiche, e si ripete che infondo hanno ragione gli altri, quelli che la sognano una vita e che un bel giorno, ormai attempati, arrivano a vederla dall’America o anche dall’Asia, per poi accorgersi che anche a loro fa l’effetto di un fiore appena sbocciato.

Nasce, Cresce e Prospera

Ponte Vecchio – ph. Matteo Sironi – Firenze

Tutto o quasi tutto è avvenuto attraverso appena due secoli, il 1200 e il 1500, compresa anche la “coincidenza” di far nascere quasi contemporaneamente alcuni fra i geni insuperati del genere umano, da cosa è dovuto? dal fato che si è voluto divertire? non si sa, e forse questo è proprio il segreto della storia di Firenze, perché infondo la natura e la fortuna non sono mai state clementi con lei, le colline che la circondano saranno belle a vedersi ma rendono la città una conca umida, rovente d’estate e gelida d’inverno. I romani la fondarono come presidio di un ponte che attraversava il fiume, ma alla fine il mare era lontano, le strade passavano da un’altra parte, l’agricoltura era dura e ingrata sui quei terreni scoscesi e alluvionali, quindi Firenze si dovette inventare da sola.

Santa Maria del Fiore – ph. Matteo Sironi – Firenze

Lo fece alla fine dell’impero, quello romano d’occidente, quando le vie consolari erano ormai decadute e il fatidico anno 1000 era alle porte. La città si chiuse in una cinta muraria e con un progressivo migliorar del clima, e buona annate agricole, ebbe un fortissimo aumento demografico e anche se non possedeva una grande strada ebbe talmente tanta forza attrattiva da obbligare le vie del commercio d’allora ad abbandonare le canoniche vie maestre di Lucca, Pisa e Pistoia, ben più cresciute e rigorose. il motivo? la manifattura tessile!

Fece venire le lane dall’Inghilterra e dal Maghreb, e andò a prendere fino in asia le magiche spezie che coloravano i tessuti, i fiorentini divennero il quinto elemento dell’universo e la loro moneta d’oro, il Fiorino, dominò per più di due secoli. I colori delle loro stoffe erano i medesimi degli affreschi, la città si riempì in poco tempo di imprenditori, banchieri, mercanti, proprietari terrieri innamorati della cultura, questi protagonisti diedero vita alla più grande e fiorente stagione della città nella quale si dilagava con arte e poesia.

Quella commedia così divina

Campanile di Giotto – ph. Matteo Sironi – Firenze

Da questa città animata nascono i capolavori del mondo da la commedia così divina tanto quanto il decameron, a le porte del paradiso fino al David, sempre simboli collettivi che hanno un autore o un maestro che è stato in grado di conferire forme e parole alle loro opere ma alle quali è chiaramente tutta la città a collaborare. Quella di Firenze fu una lunga stagione, intensa e incredibile, che tuttavia non avrebbe potuto durar per sempre, sarebbero poi venuti i secoli di decadenza, tra rifondazioni e ricostruzioni, e tra una tradizione industriale e una forte carica innovativa la città avrebbe saputo scrivere ancora parecchie belle pagine di storia.

Oggi il passato ci porge un testimone difficile da tenere stretto tra le mani verso una prossima meta, il genio ha le sue fasi di stanca, certo, ha i suoi momenti di letargo, ma dobbiamo essere pronti perché da un momento all’altro potrebbe arrivare la futura e risplendente “Firenze”, e solo quel giorno scopriremo ancora una volta che la sua grandezza non sta solo nelle sue opere d’arte o nei suoi monumenti, la grandezza di Firenze sta nel fatto di essere una segreta interpretazione del mondo in cui viviamo, e noi, timidi e inconsapevoli, ci lasciamo raggirare da una città che non per caso è essenzialmente una città che esige di essere guardata.
Si fa presto a dir “Firenze”.

Matteo Sironi – ilGerry

Cupola del Brunelleschi, Cattedrale Santa Maria del Fiore – ph. Matteo Sironi – Firenze

Matteo Sironi

Gerry. Fotografo, Videomaker e Grafico in Pubblicità e Comunicazione. Appassionato di Auto, Gaming, informatica e Scienza

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