Smart Working: il Coronavirus ci proietta nel futuro

Sembra quasi incredibile come una potenziale catastrofe umanitaria del tutto sopravvalutata possa infondo portare l’umanità, e in questo caso l’Italia, a ricredersi e a proiettarsi nel futuro grazie allo spirito di sopravvivenza che ai nostri giorni sembra chiamarsi “Lavoro”.

Ebbene, in questi giorni di contatti umani ridotti a causa del Coronavirus molte aziende hanno scoperto una parola che è già la normalità per circa 570mila italiani: Smart Working.


Cos’è lo smart working?

Secondo me la prima cosa da chiarire subito è che quando parliamo di smart working non parliamo del “Telelavoro”. Il Telelavoro (anche detto home working o remote working) semplicemente sposta la scrivania del lavoratore nella sua abitazione ma gli orari e le mansioni restano identiche!

Lo smart work è molto differente, si tratta di una modalità di lavoro caratterizzato dall’assenza di vincoli di orari ma soprattutto dall’assenza di vincoli di spazio, nonchè posso starmene comodo in un bar a sorseggiare un caffè con il mio notebook e poter svolgere le mie mansioni in totale relax. E’ inutile non crederci, questa modalità aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita-lavoro e, importantissimo, aiuta a favorire la crescita della sua produttività!

Risultato immagini per smarto work
www.corriere.it

Semplice? No.

Il Coronavirus di questi giorni ha permesso di toccare con mano il cambiamento e la novità di questo “lavoro agile”. Grazie a una veloce normativa dello Stato che ha permesso di attivare lo smart work, in va del tutto eccezionale per i territori interessati dall’allarme Coronavirus, senza necessita di accordo scritto con la propria azienda/organizzazione.

Lo Smart Working dunque non si può attivare a caso, in una mattina in cui ci svegliamo troppo tardi! E’ un passaggio molto più serio e complesso. Si tratta di un nuovo approccio al nostro modo di lavorare e collaborare all’interno di un’organizzazione. Ovviamente, non tutte le aziende ad oggi sono pronte, e tanto meno conoscono come funziona. Ci sono delle regole e riorganizzazioni da mettere in atto perchè tutto funzioni al meglio.

In poche parole gira tutto intorno a responsabilizzare il singolo lavoratore, renderlo proprietario del proprio lavoro, consapevole dei risultati da raggiungere, cosciente del lavoro in team e autonomo nel definire le modalità e le tempistiche di svolgimento delle attività.


Lo smart working è benefico

Esistono molti benefici quantitativi relativi allo smart work, come la spesa media che l’azienda deve sostenere per un lavoratore. Non solo, lo smart working può avere molto benefici anche sull’ambiente, innanzi tutto eliminando il pendolarismo casa-lavoro del lavoratore.

Il risparmio lo si misura anche in termini chilometrici: circa 62 sono i chilometri al giorno risparmiati da un lavoratore per gli spostamenti, 2.400 chilometri all’anno, oltre ad evitare un impatto ambientale di 270 chili di CO2 nell’aria, equivalente a 18 alberi per ciascuna persona!

“Massì” direte, tutto facile coi numeri, invece ne abbiamo una grande prova, proprio in queste settimane di chiusura totale su Milano.

http://www.arpa.it

Questa prima immagine è presa dal sito dell’ARPA ( Agenzia regionale per la protezione ambientale ), che grazie ai suoi innumerevoli sensori sparsi per la regione, è in grado di fare una stima giornaliera della qualità dell’aria sul territorio. Questa immagine è relativa al 17 Febbraio 2020: Milano è in piena produttività. Il colori indicano la quantita di PM10 nell’aria:

Rosso 50-100 µg/m³

Giallo 35-50 µg/m³

Verde 20-35 µg/m³

Azzurro 0-20 µg/m³

27 Febbraio 2020

Quello che succede 10 giorni dopo sembra frutto di un bel fotomontaggio, invece arriva sempre dall’indagine giornaliera dell’ARPA, potete controllare voi stessi.

Per tutta la settimana (24-28 febbraio) il PM10 rimane pressoché costante, mantenendosi in un range di 0-20 microgrammi.

E’ vero anche le scuole sono chiuse e molto movimento cittadino è limitato, ma era proprio tutta colpa delle caldaie diesel??

Proviamo a riflettere.

Matteo Sironi

Gerry. Fotografo, Videomaker e Grafico in Pubblicità e Comunicazione. Appassionato di Auto, Gaming, informatica e Scienza

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