World Ocean Day: la giornata mondiale degli oceani

8 giugno, la giornata mondiale degli oceani.
Qualcuno si chiederà “ma da quando c’è una giornata mondiale sugli oceani?”

Me lo chiedevo anche io, lo ammetto non lo sapevo, la ignoravo, invece esiste, e menomale!

Giornate così dovrebbero smuovere le coscienze di ognuno di noi, soprattutto in questo periodo in cui il coronavirus, è stato in grado di girare il mondo e mettere l’essere umano di fronte allo specchio della sua stessa fragilità.


Alessandro Farruggia di Quotidiano.net

Roma, 8 giugno 2020 – “Gli oceani sono un ecosistema essenziale per sostenere la vita sul pianeta. E per questo meriterebbero molta più attenzione“.
Così Sandro Carniel, oceanografo dell’Istituto di Scienze Polari del CNR (Venezia), attualmente Direttore della Divisione di Ricerca del centro NATO Cmre a La Spezia. 

Dottor Carniel, Quale è lo stato di salute degli oceani?
Serio, in aggravamento“.

Quali sono le minacce?
Essenzialmente due. Le prime sono poste dal riscaldamento globale, le seconde legate all’azione diretta dell’uomo con l’introduzione di sostanze nocive o l’eccessivo utilizzo di risorse: e quindi inquinamento, dispersione di plastiche, pesca eccessiva…* La prima è una malattia cronica, la seconda acuta. Questo significa che per curare la prima servono molti decenni, almeno 4 o 5, mentra la seconda può essere affrontata in molto meno tempo, volendo. E prima si agisce, meglio è”.


Gli oceani si scaldano

Uno studio pubblicato su Advances in Atmospheric sciences ha scoperto che la temperatura dei mari del mondo ha toccato un valore record nel 2019 con un innalzamento di 0,075 gradi sopra la media del trentennio 1981-2010. Attenzione è un dato che può sembrare innocquo e irrilevante, ma questo aumento di temperatura e traducibile in un accumulo di energia negli oceani di 228 triliardi di joules, pari a 3,6 miliardi di bombe atomiche della stessa potenza di quella caduta su Hiroshima.

La conseguenza, Scaldandosi, oltre a espandersi e a erodere le nostre coste, il mare diventa poi meno ospitale per alcune specie. I pesci che possono, si spostano. Chi non può, come i coralli, muore.

Un mare più caldo favorisce anche gli eventi estremi.
L’accoppiata mare-atmosfera produce uragani, tifoni e altre tempeste. Più un mare è caldo più energia entra in gioco, più gli eventi sono distruttivi.

E c’è poi da calcolare l’effetto del surriscaldamento delle correnti oceaniche, le quali fanno perdere ghiacci a livello elevato. Dalla Groenlandia si riversano in mare ogni anno 300 mila tonnelate di acqua dolce e fredda, che riduce la salinità e ne rallenta la velocità.

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Un mare di plastica

I pesci poi non devono vedersela solo con i cambiamenti climatici ma a minacciarli, ogni giorno, è la presenza della nostra plastica.

Con il lockdown da pandemia di coronavirus abbiamo visto livelli di inquinamento delle città raggiungere i minimi storici, ma non si può dire lo stesso per quanto riguarda la produzione quasi triplicata di mascherine e guanti, che richiedono enormi consumi di petroli e plastiche, la maggior parte usa e getta.

Sacrosanta l’utilità di questi oggetti in questo momento, ma ancora più sacrosanta è la coscienza di tutti noi, che deve muoversi sempre verso il rispetto dell’ambiente e evitare lo spreco.

Perchè? presto detto: la plastica in mare è un esempio palese di come l’uomo abbia agito in modo dissennato, facendo di un materiale potenzialmente fantastico un inquinante.

Come già da tempo se ne parla in tutto il mondo e già ne parlammo qui nel blog, il vero problema non sono solo le plastiche visibili, ma le microplastiche, che sono in parte immesse direttamente e in parte sono risultato del degrado dei rifiuti più grandi.

Le microplastiche sono un enorme problema perchè i pesci se ne cibano, scambiandolo per cibo, e questo effetto entra nella catena alimentare di tutta la biodiversità terrestre, uomo compreso.
qui il link all’articolo dedicato alle microplastiche.

Ocean Plastic Innovation Challange, sul podio Cile, Francia e Germania
fonte: la Repubblica

CORONAVIRUS: Cosa c’entra?

Serve più che mai in questa epoca, carpire il maggior numero di informazioni utili, acquisire conoscenza e coscienza di quello che succede.

Siamo circondati da quantità inimmaginabili di agenti patogeni come virus e batteri. Quando gli ecosistemi si trovano in equilibrio, e le biodiversità sono fondamentali a sostenere questo equilibrio, essi rimangono in natura e la probabilità di raggiungere l’uomo è molto bassa. Ma tutto cambia quando alteriamo gli equilibri naturali, danneggiamo le specie e le cattureremo anche negli angoli più remoti, commerciando e trafficando con esse, le possibilità che agenti patogeni pericolosi come virus o malattie infettive facciano il salto di specie e mutino di aggressività aumentano. Non è più possibile essere scettici di fronte alla situazione che viviamo…

Oggi più che mai è necessario proteggere gli ecosistemi di tutto il mondo, compresi gli oceani, per proteggere noi stessi e il nostro futuro.

Matteo Sironi

Gerry. Fotografo, Videomaker e Grafico in Pubblicità e Comunicazione. Appassionato di Auto, Gaming, informatica e Scienza

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