World water day, 22 marzo 2020: oggi è la Giornata mondiale dell’acqua

La giornata mondiale dell’acqua è una ricorrenza annuale istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. È una giornata dove l’attenzione pubblica si rivolge internazionalmente al problema dell’acqua.

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Il ciclo dell’acqua: un po’ di numeri

Si stima che la quantità di acqua che annualmente arriva sulle terre emerse attraverso le precipitazioni è 110.000 km3 ; di questa, circa 70.000 km3 (i 2/3) ritornano nell’atmosfera attraverso l’evaporazione dal suolo e l’evapotraspirazione di foreste, pascoli e colture. I restanti 40.000 km3 alimentano i corsi d’acqua (fiumi e laghi) e le falde sotterranee. Una parte di questa risorsa rinnovabile viene intercettata dall’uomo, che la rende disponibile per l’utilizzo collettivo.

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Oggi il prelievo complessivo (agricoltura, industria e consumo urbano) ammonta a circa 3800 km3/ anno mentre all’inizio del XX secolo si aggirava intorno ai 600 km3/anno (FAO, 2013). Si stima che entro il 2030 il prelievo globale arriverà a circa 6900 km3 / anno, per poi aumentare nel 2050 (McKinsey, 2009).

Principali usi e settori coinvolti nel ciclo dell’acqua

  • Igiene e alimentazione
  • Agricoltura
  • Biodiversità e ecosistemi
  • Industria
  • Energia
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Circa il 70% dei consumi idrici del pianeta riguarda l’agricoltura. La crescente domanda alimentare porterà a un aumento della richiesta idrica. Già, un bel problema, soprattutto perché siamo abituati a pensare all’ acqua come a una risorsa infinita che piove dal cielo o dal nostro rubinetto. Potenzialmente lo è, soprattutto in quelle regioni del mondo dove non mancano regolari precipitazioni e sono presenti riserve idriche importanti (fiumi, ghiacciai, falde etc.). Tuttavia, come tutti sappiamo, qualcosa nel clima sta cambiando. Anche per le regioni finora più fortunate iniziano a farsi sentire i primi problemi…

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Acqua e cambiamenti climatici: siccità e desertificazione

Con il termine siccità si indica la prolungata mancanza d’acqua in una data regione, in genere dovuta a insufficienti precipitazioni atmosferiche.
Essa è causata da diversi fattori, tra i quali ricordiamo:
-Prevalenza di sistemi di alta pressione  in un determinato periodo dell’anno;
-Prevalenza di venti continentali, più secchi rispetto alle correnti provenienti dagli oceani;
-Deforestazione e cambio d’uso del suolo;
-Cambiamenti/alterazioni nelle teleconnessioni atmosferiche ( North Atlantic Oscillation (NAO) e El Niño);
-Effetto serra e aumento della temperatura globale.
Se persiste per mesi o per anni, la siccità può colpire vaste zone e avere serie ripercussioni ambientali, sociali ed economiche. Benché si siano sempre verificati periodi di siccità, la loro frequenza e il loro impatto sono peggiorati a causa dei cambiamenti climatici e della forte pressione antropica in alcune aree.

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La siccità è un enorme problema nelle zone più povere del mondo. In alcuni Stati africani la situazione, già difficile e drammatica di per sé, è pesantemente aggravata dalla siccità. Nel 2019 nell’intero continente africano si sono aggiunti ai 7,6 milioni di sfollati in fuga da conflitti, 2,6 milioni di “profughi del clima”. L’emergenza ha riguardato soprattutto Etiopia, Somalia e Sudan. Che cosa è successo? Piogge tardive, lunghi periodi di siccità, cicloni devastanti connessi a perdite negli allevamenti, crisi alimentare e disoccupazione crescente. Secondo il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), anche le temperature dell’Africa australe stanno aumentando del doppio rispetto alla media globale. La regione comprende Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Mozambico, Tanzania, Zambia e Zimbabwe, i quali nei prossimi anni saranno maggiormente esposti a condizioni climatiche avverse.
In una regione così soggetta a shock e afflitta da alti tassi di fame cronica, disuguaglianza e povertà strutturale, il cambiamento climatico è un’emergenza esistenziale che deve essere affrontata con la massima urgenza”. Queste le parole di Robson Mutandi, Direttore dell’ International Fund for Agricultural Development (IFAD) per l’Africa Australe.

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Il problema della desertificazione e della siccità riguarda anche i Paesi europei. Nell’Unione europea sono almeno 11 gli Stati membri, oltre l’Italia, che soffrono dello stesso fenomeno: Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Lettonia, Romania, Spagna, Grecia, Portogallo, Malta, Cipro e Slovenia. Il problema è che sta cambiando il regime delle precipitazioni e di conseguenza la disponibilità di acqua. A questo proposito vi rimando alla pagina della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (United Nations Convention to Combat Desertification) : https://www.unccd.int/.

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Le zone aride, semi-aride e subumide secche sono zone in cui il rapporto fra precipitazioni annue e la potenziale evaporazione e traspirazione delle piante, ossia l’indice di aridità, è molto basso.

deserti sono zone brulle, aride, con scarse precipitazioni e dove, di conseguenza, le condizioni di vita non sono propizie alla flora e alla fauna.

Per degrado del suolo si intende la riduzione o la perdita di produttività biologica o economica. È il fenomeno a seguito del quale un terreno fertile diviene meno produttivo. 

Fonte: Corte dei conti europea, sulla base del testo del World Resources Institute,“Ecosystems and Human Well-being: Desertification Synthesis”, 2005

Il Water footprint assessment (Wfa)

Durante la Conferenza delle Nazioni Unite di Rio (2012) è stata ribadita la necessità di promuovere e incentivare azioni a favore della sostenibilità ambientale. I vari Paesi hanno quindi il dovere di tenere monitorata la situazione idrica nazionale attraverso vari indici. Il più importante è l’indicatore dell’impronta idrica: il Water footprint (Wfp). Vediamo a grandi linee come viene stimato.

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Nell’ambito del Water Footprint Network (Hoekstra e Hung, 2002) l’acqua viene classificata in :

Green water: è l’acqua delle precipitazioni (immagazzinata dal suolo e dal manto vegetale, persa per evapotraspirazione). Riguarda l’agricoltura (non irrigua) e le foreste.

Blue water: si riferisce al consumo d’acqua derivata da fiumi, laghi e falde. L’agricoltura irrigua, l’industria e il consumo urbano concorrono al consumo della blue water.

Grey water: si riferisce all’inquinamento delle risorse idriche ed è definito come il volume di acqua dolce (freshwater) necessario per diluire il carico inquinante generato da un determinato processo, in modo da riportare la sua fonte idrica originale a determinati standard di qualità.

Considerando i volumi di green, blue e grey water il Water footprint determina “il consumo diretto e indiretto dell’acqua durante il processo produttivo di un bene o un servizio, a carico del produttore o del consumatore” (Hoekstra e Hung, 2002).
È stato quindi sviluppato un metodo di valutazione del Water footprint: il Water footprint Assessment (Wfa).
Vi lascio il link del Water footprint Network, dove potrete trovare info più specifiche sul Wfa: https://waterfootprint.org/en/

Il problema della disponibilità idrica in diverse zone

Quello che vorrei sottolineare è che non in tutte le zone la valutazione dell’impatto idrico risulta uguale. Vengono infatti utilizzati dei correttori per la stima della disponibilità idrica in zone diverse: distinguiamo zone ricche dal punto di vista della risorsa e zone molto povere, dove l’acqua è un fattore fortemente limitante per i settori produttivi.
Un esempio di questi correttori è il Water Stress Index, che tiene conto di: rapporto tra consumo e disponibilità della risorsa; variabilità delle precipitazioni; regolazione dei flussi idrici.

Per concludere

L’acqua è una risorsa rinnovabile ma i consumi crescenti, l’inquinamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei e i cambiamenti climatici rappresentano un grosso problema per i vari Paesi.

Per tutti i dati aggiornati 2020 vi allego il link del report
“The United Nations World Water Development Report 2020”:
https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000372985.locale=en

Qualche soluzione

Posso dirvi a cosa punterà ad esempio l’agricoltura nei prossimi anni. La ricerca dovrà trovare soluzioni per favorire:
-il risparmio idrico nelle tecniche irrigue e nella gestione dei sistemi idrici( manutenzione, regolazione, innovazione e utilizzo di modelli);
-la gestione razionale dei reflui zootecnici;
-lo studio di razioni per gli animali in allevamento atte a migliorare l’utilizzo dei nutrienti;
-l’aumento di efficienza delle produzioni;
-la scelta di adeguate produzioni animali e vegetali in relazione al territorio e alle condizioni climatiche in cui vengono attuate.
Dal punto di vista della ricerca in ambito genetico, gli obiettivi principali comprenderanno la selezione di animali a bassa impronta ecologica, ossia ad alta efficienza di trasformazione degli alimenti e resistenti alle malattie, le quali rappresentano una delle cause principali di gravi perdite e di ridotta sicurezza alimentare.
Questi studi andranno integrati con ricerche di sistemi di allevamento e di coltivazione (come tecniche di agricoltura conservativa e di precision farming) che permettano di ottimizzare il potenziale genetico ricercato (sia degli animali che delle piante). Questi obiettivi dovranno trovare le condizioni di attuazione anche in tutti i Paesi in via di sviluppo, con il supporto dei Paesi più sviluppati.

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Esempio di irrigazione a perno centrale ( Center-pivot irrigation)
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Esempio di irrigazione a goccia

Cosa fare nel nostro piccolo per salvare l’acqua sul nostro Pianeta?

Niente. Se vi trovate in una zona dove l’acqua non manca, non siete obbligati a fare una doccia alla settimana da 5 minuti, a mangiare solo verdure crude e comprare elettrodomestici eco-friendly. Tutte quelle piccole accortezze non risolveranno la situazione globale di risparmio idrico, soprattutto perché se voi vi fate una doccia di 1 ora o 5 minuti in Lombardia, la disponibilità idrica in Mozambico non cambia.

Ciò non toglie, come sempre, che sia cosa buona e giusta adottare comportamenti più consapevoli e attenti all’utilizzo e alla gestione delle risorse, ridurre quei consumi eccessivi di alimenti a cui siamo tanto abituati, promuovere l’educazione alimentare, incentivare la responsabilità e la consapevolezza dei cittadini.

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E comunque sì dai, spegniamo ogni tanto il rubinetto.. TRANNE ADESSO! Laviamoci le mani per almeno 20 secondi ;).

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Marta Rainoldi

Laureata in Scienze Agroambientali e appassionata di natura, agricoltura e sfide ambientali.

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